শুক্রবার, জুন ১৯, ২০২৬

Il responsabile delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, critica l’UE per l’inasprimento delle leggi sull’immigrazione.

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Il Parlamento europeo è sul punto di attuare una profonda revisione della politica migratoria dell’Unione europea. La nuova normativa, approvata mercoledì 17 giugno, accelererebbe le espulsioni e consentirebbe agli Stati membri di istituire centri di detenzione al di fuori dell’Europa. Gli analisti affermano che la nuova legge rappresenta il riflesso definitivo dell’ondata di sentimento anti-immigrazione che ha attraversato l’Europa nell’ultimo decennio e dell’ascesa dei gruppi estremisti. L’Unione europea ha inasprito la sua politica migratoria dall’arrivo di oltre un milione di rifugiati e migranti nel 2015-16. La nuova normativa necessita ora dell’approvazione formale dei governi dei 27 Stati membri dell’UE per la ratifica definitiva. Tuttavia, gli attivisti per i diritti umani hanno criticato la politica restrittiva, sostenendo che si concentra maggiormente sul fermare i migranti e rimpatriarli piuttosto che sulla crisi a lungo termine. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato martedì in una lettera ai leader degli Stati membri che il nuovo “regolamento sui rimpatri” o politica di rimpatrio servirà come strumento necessario per rendere il processo di espulsione più efficace e rapido. Gli Stati membri lamentano che il rimpatrio delle persone con visti scaduti e dei migranti le cui domande di asilo sono state respinte sia diventato una sfida importante. D’altro canto, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha criticato duramente la politica restrittiva. Lunedì, davanti al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, ha affermato che i migranti vengono trattati in modo disumano e che i loro diritti fondamentali vengono negati nel Regno Unito, negli Stati Uniti e nei paesi europei. Türk ha anche avvertito che la nuova norma aumenterà l’uso dei centri di detenzione e indebolirà le garanzie contro il “respingimento” o i rimpatri forzati. I critici sostengono che l’Europa si stia concentrando sulla repressione, ignorando le cause profonde della migrazione, come i conflitti, la povertà e l’oppressione politica. I contatti della Commissione europea con funzionari talebani in Afghanistan hanno suscitato nuove polemiche. Nonostante gli avvertimenti delle organizzazioni per i diritti umani, l’Unione europea ha invitato una delegazione talebana a Bruxelles per discutere dell’espulsione dei migranti afghani. Tuttavia, la Commissione europea e la Svezia, che ha co-organizzato la visita, hanno insistito sul fatto che l’incontro sia solo tecnico e non costituisca un riconoscimento del governo talebano. L’incontro è previsto a Bruxelles il 22 e 23 giugno e si concentrerà sul rimpatrio dei cittadini afghani che non hanno un permesso di soggiorno valido in Europa, secondo una lettera visionata da Reuters. Un portavoce del Ministero degli Esteri belga ha dichiarato mercoledì che sono state presentate le richieste di visto per cinque membri della delegazione talebana. Il Ministro degli Esteri belga Maxime Privot si è fermamente opposto all’invito, chiarendo che il suo governo non appoggia l’invito di rappresentanti talebani in questo modo. La decisione sulla concessione dei visti verrà presa solo dopo i controlli di sicurezza. La Commissione europea, tuttavia, ha affermato che verranno espulsi solo coloro che rappresentano un “rischio per la sicurezza”. Questi colloqui con i talebani hanno assunto una nuova dimensione nel contesto della politica internazionale, poiché i Paesi occidentali non hanno ancorariconosciuto il regime talebano, salito al potere nel 2021.

Fonte: Reuters

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