Roma, Italia: Migliaia di lavoratori migranti sono soggetti a un estremo sfruttamento lavorativo nella regione Veneto, dopo essere emigrati in Europa nella speranza di una vita migliore. Questo quadro allarmante emerge da un recente e sensazionale rapporto della CGIA di Mestre. Secondo le informazioni, attualmente nella regione Veneto lavorano circa 169.000 lavoratori irregolari, che alimentano un’enorme economia sommersa del valore di circa 5,2 miliardi di euro all’anno.
Estrema degradazione umana e “caporalato”Un crudele esempio dell’estrema disumanità che si cela dietro questo mercato del lavoro illegale si è verificato lo scorso maggio. Un bracciante agricolo indiano di 56 anni è rimasto coinvolto in un incidente mentre lavorava in una fattoria. Il proprietario dell’azienda agricola, temendo che il reclutamento illegale venisse scoperto, lo ha abbandonato sul ciglio della strada, invece di portarlo in ospedale. Questa disumana forma di schiavitù e di sfruttamento del lavoro, diffusa nel settore agricolo italiano, è nota come “caporalato”. Analisi settoriale: rischio più elevato nel settore domestico e agricolo
Il rapporto afferma che l’intensa pressione per ridurre i costi di produzione e l’enorme domanda di lavoro sono le ragioni principali di questo reclutamento illegale. Tuttavia, il suo impatto non è uniforme in tutti i settori. Lavoro domestico: il tasso di lavoro irregolare nel settore domestico in Italia è il più alto, attestandosi intorno al 49%. Agricoltura: anche in questo settore il tasso di lavoro irregolare e rischioso è a livelli allarmanti. Industria manifatturiera: il tasso di lavoro irregolare in questo settore è relativamente il più basso, pari solo al 5%.Impatto regionale: complessivamente, il tasso di lavoro irregolare nella regione Veneto è del 7,2%. Sebbene possa sembrare relativamente “regolare” o ordinato rispetto ad altre regioni italiane in termini percentuali, il dato reale è molto preoccupante. La sola regione Veneto rappresenta circa il 40% dell’economia illegale totale di tutto il nord-est Italia. Nuova preoccupazione: il “caporalato digitale”Oltre a questa forma tradizionale di sfruttamento del lavoro, in Italia si è ora aggiunto l’abuso delle moderne tecnologie. Attualmente, il fenomeno del “caporalato digitale” si è diffuso nei settori della logistica e delle consegne a domicilio. In questo caso, non una persona, ma un’intelligenza artificiale o un “algoritmo” viene utilizzato per esercitare uno stretto controllo sui lavoratori e privarli dei loro diritti. Gli esperti del settore ritengono che, a meno che non vengano garantiti un rigoroso controllo legale e un processo adeguato per la regolarizzazione dei lavoratori, sarà difficile prevenire questa enorme economia illegale e le conseguenti violazioni dei diritti umani.
La diffusione del lavoro irregolare in Veneto, Italia, rappresenta “un’economia illegale da 5,2 miliardi di euro e una crisi umanitaria”.
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