বৃহস্পতিবার, জানুয়ারি ১৫, ২০২৬

Carlo Verdone, Sindaco di Roma per un Giorno

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Sindaco di Roma per un giorno, dice con emozione: “Questa è la città della mia vita. Sono nato qui, ho trascorso la mia infanzia, i miei anni d’oro della giovinezza. Amo il calcio”. Nel giorno del suo 75° compleanno, Carlo Verdone ha rafforzato il suo legame con la Capitale ricoprendo per 24 ore la carica più alta della città. Oggi mi sembra un film. Il benvenuto di Carlo alla figlia di Roma, il sindaco Roberto Gualtieri, mi ricorda l’esempio di Alberto Sordi con l’ex sindaco Francesco Rutelli. Non riuscivo a dormire la notte per l’emozione. Il sindaco di Roma per un giorno, che svolge molte mansioni di routine, dice che lo devo ai miei genitori, che mi hanno fatto nascere in questa città. Ricorda Verdone, con aneddoti e un sorriso: “L’ho incontrato a Cinecittà e mi ha detto: ‘Andiamo'”. Mi ha portato fuori a mangiare e mi ha ripetuto: ‘Ma non sarò sindaco prima di tre ore, devo andare a letto'”. Le sue emozioni sono chiare fin dal suo ingresso a Palazzo Senatorio: “Ho versato qualche lacrima”, ammette mentre viene accolto dagli applausi. Aggiunge una frase personale: “Se capisco Roma, la sua poesia e i suoi difetti, lo devo ai miei genitori”. Ha iniziato subito a lavorare in consiglio, dove sono state approvate due proposte: l’apertura di un centro di odontoiatria e psicologia sociale a Tor Bella Monaca e nuove misure per sostenere le librerie romane. Poi ha visitato le periferie: “Il centro sta andando bene, o quasi. Le periferie sono un laboratorio di idee, creatività, comunità che fanno un buon lavoro. Qui c’è diseguaglianza, non degrado.” A Villa Gordiani è stato accolto da una folla immensa. Ha inaugurato il parco giochi, piantato un albero e scattato selfie. Ho giocato anche io al parco, ma erano molto più diseguali. Quello che si può fare per i bambini e i ragazzi è sacro.” Roma, dice, “è una grande madre che abbraccia tutti.” La seconda tappa è una festa al centro anziani La Storta, all’estrema periferia nord: orecchiette, lasagne, cacio e pepe, saltimbocca e una torta di compleanno. “Sono sempre stato astemio, ma qui ho fatto una piccola eccezione.” Nel pomeriggio, Tragliatella: cantieri, residenti, battute. “Voglio sapere la parte più lontana dal centro”, chiede. E a Gualtieri, sorridendo: “Se non fa bene il lavoro… votami e risolviamo”. Una tappa al Teatro Valle, che riaprirà nel 2026, prima di tornare in Campidoglio per un discorso nell’Aula Giulio Cesare, dove si riaccendono le emozioni: “Oggi è stata un’emozione incredibile. Ho dormito solo tre ore. Questo abbraccio a Roma… Ho creduto e sperato che continuasse così e così è stato.

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